Andando a via del Corso, per comprare delle scarpe ti imbatti in palazzo Ruspoli, sede di mostre e convegni, dovendo aspettare che controllino il magazzino, decidi di andare a perdere tempo perché sono esposte delle “opere” di un “artista” performer di “arte contemporanea”. Concedetemi tutte queste virgolette.
Bene l’artista in questione è tal Sterling Ruby, appassionato di collage, tipo la madre di una mia amica, che non fa mostre delle sue scatole a palazzo Ruspoli. Ovviamente la mia non è una critica, l’arte contemporanea è palesemente una cagata. E più il pezzo fa schifo, e più è una provocazione, ma la domanda è: che o chi cazzo devi provocare ogni volta?.
L’esempio più palese di “provocazione” è la Fontana di Duchamp, firmata R. MUTT. poiché voleva stravolgere gli schemi. Un orinatoio, che alcuni definiscono un ventre materno, a causa del fatto che, se metti la R alla fine di Mutt viene MUTTER che vuol dire madre in tedesco, un classico gioco di parole che fanno i Francesi naturalizzati americani, con le parole tedesche. N. Mama, maman (fr=madre) oppure R. Moth (en=madre con l’aggiunta di e tipo prima), evidentemente non andavano bene. Comunque alla fine senza perderci in chiacchiere assurde alla Giacobbo, rimane un merdosissimo orinatoio. Insomma il significato non è l’opera perché fatta ma perché “scelta”; l’artista “SCELTO” da critici “SCELTI” sceglie di “SCEGLIERE” un’opera, manca il fare.
E’ interessante…
E pensare che l’opera originale è stata buttata in un trasloco, ma fortunatamente è stata fotografata e ricostruita. Grazie.
Io tutte queste provocazioni non le capisco, o meglio, non capisco gli schemi, dettati anche dallo stesso Duchamp, 8 anni per il suo magnum opus Il Grande Vetro, che cambia, con il passare degli anni, il suo significato, e quindi la provocazione.

Bello eh…
E’ interessante…
Tipo il titolo vero è “la sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche”… Anche cosa? cioè anche da me che guardo? o anche da te che l’hai fatta? Comunque mentre ci lavorava e dava, di anno in anno significati diversi, si è rotto il vetro e ha deciso che il destino influenzò la sua opera, e l’ha lasciata così, alcuni dicono che “sembra incompiuta”. O semplicemente ha rosicato come un bambino viziato (classico degli artisti) e ne ha iniziata un’altra. Bella cosa. xmila euro.
Comunque tornando al nostro Sterling Ruby, lui fa collage di cose tipo foto unghie, medicine e scatole di medicine. Ne propongo una, non credo sia il “the best” ma insomma…
Che dire…
Ah, ovviamente gli affreschi a palazzo Ruspoli erano coperti, non sia mai dovessi distrarti…
Io lo so che tendenzialmente non capisco nulla di arte, ne moderna, ne contemporanea, ne astratta, ne classica, ma una cosa la so, l’arte è diventata “contestuale” non c’è nessuna scuola, nessuno studio, solo il contesto in cui viene esposta, da significato e valore, se io mettessi quell’orinatoio all’autogrill Tasso Sud sull’A24, la gente ci piscerebbe dentro, con la scritta annessa, forse ne troverei pure altre tipo “belo cazo maschio fa sexo 367278etc” eppure non farebbe arte. Se prendessi poi lo stesso orinatoio dopo che ci sono passati i trans di turno e lo mettessi al Macro, la gente direbbe che è “UNA PROVOCAZIONE” si… lo sarebbe a te che lo stai guardando brutto deficiente.
Comunque voglio aggiungere un aneddoto che mi ha fatto giungere alla teoria della contestualità.
Joshua Bell, virtuoso del violino, suona 45 minuti in una metropolitana, alza 23 dollari, più di mille persone passano la davanti, solo i bambini si fermano ad ascoltarlo, ancora non sono entrati nel concetto “contestuale” ma i genitori avrebbero pagato probabilmente 100 dollari la sera prima, per una poltrona in fondo ad un teatro, e sentire gli stessi pezzi, i più complessi nell’esecuzione, ma in un contesto diverso. Niente applausi, niente ovazione.